Saturday, 6 February 2010

Una storia vera

La legge del piu' grosso sulle strade delle citta' del Kenya si manifesta ad ogni incrocio, rigorosamente sprovvisto di segnaletica, cartelli o semafori.

Il piu' grosso passa. Nemmeno accenna a rallentare. Il piu' piccolo si scansa, se fa in tempo. Ecco che TIR immensi sfrecciano attraverso pedoni, biciclette o moto facendo da apristrada nell'ordine ai SUV alle piccole monovolume e all'APE cross.

Attraversare la strada e' una impresa, equivale letteralmente a rischiare la vita. Arrivano veicoli da ogni dove, ad ogni velocita' e senza nessuna regola.

La stragrande maggioranza della gente si sposta a piedi o in bici, e regolarmente qualcuno viene centrato letteralmente da un veicolo a motore.

Naturalmente l'investito e' in torto quindi l'unica azione richiesta al conducente del veicolo investitore e' quella di aituare la persona a raggingere il bordo strada, o al limite di spostarne il corpo. Nessuna corsa all'ospedale, nessun aiuto dai passanti. Nulla. Tutti si guardano bene di aiutare l'investito, perche' se si intervenisse e l'investito dovesse morire, anche durante una corsa in ospedale, si verrebbe considerati i responsabili della morte della persona, sia dalla sua famiglia che dalla legge.

Parola di testimone.

Saturday, 23 January 2010

E ora, con l'aiuto del Sole...


Preso dall'entusiasmo mi sono comprato un pannello solare che uso per caricare una lampada che utilizziamo a cena e il cellulare. Naturalmente potrei utilizzare la corrente "che esce dal muro" come ho sempre fatto ma sto facendo un esperimento a sostegno di una idea.

Mesi fa ho scoperto leggendo un articolo su un quotidiano italiano che due studenti Kenyoti presso una universita' occidentale, non ricordo quale, hanno modificato la dinamo di una bicicletta in modo tale che possa essere utilizzata per caricare i cellulari mentre si pedala, invece che per mantere la luce del fanalino che tra l'altro qui non serve visto che il rosso attira i bufali. L'idea dei due studenti e' nata dalla constatazione che le persone che vivono nei villaggi ed hanno bisogno di caricare la batteria del telefonino si recano in bicicletta presso dei negozi appositi e pagano mezzo dollaro a ricarica. Incuriosito sul come questi negozi si approvvigionino della corrente neccessaria ho fatto una piccola ricerca e ho scoperto che ricaricano i telefonini dei clienti attaccandoli a batterie di auto che a loro volta vengono ricaricate da altri negozi... qui le mie indagini si sono fermate.

Insomma questa dinamo permetterebbe di caricare il telefono senza necessita di fermarsi al negozio. D'accordo bisognerebbe pedalare qualche ora, ma le bici taxi, i Boda-boda, sono tantissime e si muovono 12 ore al giorno quindi potrebbero elencare la ricarica tra i servizi che offrono.

Il mio cellulare si carica col pannello solare in 3 ore. Qui ci sono 12 ore di luce di cui 9 di luce veramente potente quindi volendo fare un po' di calcoli potrei caricare 3 cellulari al giorno che tradotto in soldi sarebbero un dollaro e mezzo al giorno. In meno di un mese potrei ripagarmi il pannello che costa meno di 20 dollari. Io naturalmente non sono interessato a mettere in piedi un business del genere ma mi chiedo perche' nessuno nei villaggi lo faccia, facendo concorrenza ai ricarica batterie di batterie ricaricate. Assorbito il costo del pannello, un dollaro e mezzo al giorno per non fare niente e' un grandissimo introito per queste zone. Se poi parte di questo venisse utilizzato per comprare piu' di un pannello, qualcuno potrebbe arricchirsi.

Ho sottoposto il quesito ad alcune persone e tutte sono rimaste basite. Molte non erano a conoscenza dell'esistenza di questo pannello anche se e' presente in tutti i supermercati. Altre mi hanno risposto che l'investimento iniziale di 20 dollari e' troppo grande per avviare il business. Io ho palesato i miei calcoli dimostrando che tutto si ripagherebbe in un mese, con introiti dal primo giorno ma ho constatato con un po' di amarezza che tra un uovo oggi o una gallina domani, rimangono senza polli.

Tuesday, 12 January 2010

Alfabetizzazione informatica



Sono tornato dopo le vacanze di Natale trascorse in Italia e in nome del modello occidentale che i miei colleghi ed io stiamo piano piano introducendo in questa organizzazione, abbiamo cominciato la prima settimana lavorativa del 2010 con una bella riunione di un ora che poi è diventata un'ora e mezza quasi due in cui si sono prese decisioni che oggi, Martedi (il giorno dopo), sono state riviste. E fin qui direi che stiamo ricalcando perfettamente l'impostazione occidentale che sembra funzionare.

Dopo due mesi di analisi è giunto il momento per me di implementare nella clinica di Ombey il famigerato Hospital Patient System. Si tratta di rendere disponibile un software ai vari dipartimenti della clinica per sostituire le attuali procedure cartacee. Quindi una installazione nella reception, una nella farmacia, nel laboratorio analisi e cosi' via. Senza risorse finanziarie la cosa non è semplice. Difficile recuperare i computer, le stampanti e banalmente anche i cavi di rete per collegare i vari dispositivi, per non contare poi la spesa più notevole, il software e la maintanance. La clinica non ha soldi per le medicine e per l'acqua, figurarsi per un computer o per le cartucce delle stampanti. Tutti i soldi necessari vanno recuperati da donatori o con della finanza creativa.

Ma lo scoglio maggiore sono convinto essere l'assenza di una cultura informatica.

Qual è il livello base di conoscenza dell'uso del PC qui? Da noi le nuove generazioni crescono con la PSP e la Wii, qui non si distingue un dischetto da un CD. Ho quindi preparato un questionario di domande veramente semplici per tracciare un profilo dell'utente medio. Ho aspettative molto basse sul risultato e la cosa mi crea un po' di frustazione soprattuto perchè il sistema risulterebbe inutile e sarei costretto a rivedere la pianificazione.


Molti impiegati della clinica alla domanda 'che cosa è un mouse', sovente rispondono 'un roditore'. Ci sono persone che non hanno mai visto un PC, persone che lo hanno visto ma mai utilizzato, persone che lo utilizzano come ferma porte o sgabello. Chi si azzarda ad accenderlo non sa fare il login, non lo sa spegnere, e allora gli stacca la presa dal muro e lo rimette al suo posto vicino allo stipite.

Mi fa sentire già meglio l'idea di sottoporre il questionario, una volta tornato in Italia, a tutti quei conoscenti che mi cercano perchè 'so andare dietro al computer'.