Friday, 30 October 2009

L'isola che c'e'


Oggi mi sono unito ai miei colleghi e agli amici della fondazione OGRA per una visita conoscitiva su una delle isole del lago Vittoria.

Tralascio i dettagli di un viaggio di 2 ore con il Land Rover su strade piu' o meno asfaltate, per non dire semplici tracciati sul terreno, per raggiungere il porto dove abbiamo preso la barca per l'isola. Tralascio ance la descrizione del porto. Per barca invece, intendo proprio una barca fatta di assi di legno tenuti assieme dalla preghiera del pescatore. Preghiera che pero' e' servita anche a procurare i giubbini salvagente.

L'isola e' sprovvista di acqua dolce e di corrente elettrica ed e' infestata dalle zanare della malaria. Il motivo della visita e' stato verificare l'efficacia della clinica che OGRA ha costruito per il primo soccorso per gli abitanti dell'isola. Difatto la clinica e' totalmente inutilizzata e di conseguenza chiusa. Nessun medico vuole passare la vita su quell'isola, specialmente dopo i sacrifici necessari per diventare medico. Ecco che l'unico modo e' instruire qualche locale... convincerlo ad abbandonare la pratica delle pozioni magiche... e passare alla soministrazione dei medicinali. Le mie colleghe passeranno piu' di un mese sull'isola con questo scopo.

Ad ogni modo quando siamo approdati la realta' mi e' sembrata migliore di come me l'ero immaginata. Zanzare non ne ho incontrate, la corrente e' vero non c'e' ma il sole e' un grande amico e fornisce luce e calore. Qualcuno addirittura si e' installato i pannelli solari. Il cibo non manca grazie agli abitanti dell'isola che sono ottimi pescatori. Tutti sono felici e cordiali.

Ho visitato l'asilo e la scuola elementare che ospitano piu' di 250 bambini e mi sono parse davvero funzionanti. Il corpo insegnanti lamenta il fatto che le scuole medie sono sulla terra ferma e che molti dei loro alunni non sono quindi in grado di completare gli studi.

Il villaggio dei pescatori nella sua poverta' mi e' parso ricco di amore, generosita', coscenza e determinazione. Non esiste vergogna e umiliazione nella realta' africana che ho vissuto fino ad adesso. C'e' solo voglia di fare per ottenere, fanulloni non ne ho ancora incontrati.

Thursday, 29 October 2009

Mi hanno fatto la festa


Ho compiuto 36 anni qui in Kenya, domenica 25 ottobre. E' stata una giornata molto difficile che ho vissuto isolandomi dalle alre persone. Oddio non e' che sia stato complicato isolarmi, visto che ero qui da dieci giorni e che non ho instaurato ancora relazioni importanti, pero' il compleanno e' quella giornata in cui tutti si fanno sentire anche quelli che per il resto dell'anno ti hanno ignorato. Poi da quando c'e' facebook, vogliamo parlarne... abituati a ricevere auguri anche dagli amici degli amici che non sono amici propri.

Ad ogno modo, il giorno successivo arrivato nella stanza di 8 metri quadrati arredata con 2 scrivanie in formica assolutamente sgombere di ogni suppellettile, 3 sedie in metallo con cuscino in pelle del peso minimo di 4 kili l'una, un lavandino a colonna made in china e le sbarre alla finestra che sarebbe poi il mio ufficio qui al quartier generale della OGRA, devo avere condiviso con qualcuno che avevo appena compiuto gli anni.

Devo dire che mi sono stupito quando al ritorno in albergo mi hanno fatto la festa. Sam, il capo cuoco in persona famoso per andare a brandy, e tutto il personale mi hanno portato una torta di compleanno con tanto di auguri in Swahili. La torta, un mattone color cioccolato al gusto carry ricoperto di panna salata, era al limite della commestibilita'. Per un attimo mi e' preso il dubbio che non fosse da mangiare ma fosse solo decorativa, tipo del marzapane fatto seccare e passato poi in lavastovoglie.

Il pensiero pero', quello che conta', e' stato davvero magnifico. Ho spartito la torta con tutti i presenti, sia con gli sconosciuti che con i mai visti prima e al ritmo di Habby Birhtday to you mi sono ordinato una bottiglia di vino.